La gestione del demanio marittimo tra concorrenza e sostenibilità ambientale

TESI DI LAUREA: “LA GESTIONE DEL DEMANIO MARITTIMO TRA STATO, AUTONOMIE LOCALI E MERCATO: SFIDE E PROSPETTIVE PER IL FUTURO DELLE COSTE ITALIANE NELL’ETÀ DELLA CONCORRENZA E DELLA SOSTENIBILITÀ AMBIENTALE”

Riceviamo dal neodottore in Giurisprudenza Raffaele Biondo e volentieri pubblichiamo.

Il lavoro analizza in modo critico la gestione del demanio marittimo italiano, considerato un bene pubblico di primaria rilevanza per la tutela ambientale, il paesaggio, la sicurezza e la fruizione collettiva, ma anche oggetto di forti interessi economici. Il punto di partenza è la constatazione che l’attuale modello di gestione risulta frammentato, contraddittorio e spesso inefficace, soprattutto alla luce delle pressioni provenienti dal diritto europeo in materia di concorrenza e sostenibilità.

La ricerca ricostruisce innanzitutto il quadro teorico dei beni pubblici, soffermandosi sulla distinzione tra beni demaniali e beni patrimoniali indisponibili e sulle evoluzioni dottrinali e giurisprudenziali che hanno portato alla valorizzazione della categoria dei beni comuni. In questa prospettiva, il demanio marittimo viene interpretato non solo come bene appartenente allo Stato, ma come risorsa funzionalmente destinata all’esercizio di diritti fondamentali e al libero sviluppo della persona. Vengono analizzate le caratteristiche del demanio marittimo, i suoi usi pubblici e le vicende della demanialità, dalla delimitazione all’estinzione.

Un nodo centrale dell’elaborato è rappresentato dalle concessioni demaniali marittime, che da strumento eccezionale sono divenute nel tempo la modalità ordinaria di gestione delle coste. Il lavoro mette in luce le profonde criticità di questo sistema, evidenziando il contrasto tra la disciplina italiana – fondata su proroghe automatiche e sul cosiddetto diritto di insistenza – e i principi europei di concorrenza e parità di accesso al mercato. L’analisi della giurisprudenza nazionale ed europea, in particolare delle decisioni dell’Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato e della Corte di Giustizia, mostra come l’inerzia legislativa abbia prodotto un quadro di forte incertezza normativa, che paralizza l’azione amministrativa dei Comuni e compromette la tutela dell’interesse pubblico.

Ampio spazio è dedicato al riparto di competenze tra Stato, Regioni e Comuni, evidenziando le difficoltà derivanti dal decentramento amministrativo non accompagnato da una chiara definizione dei poteri e delle responsabilità. Ne deriva un sistema inefficiente, incapace di garantire una pianificazione coerente degli usi del demanio marittimo e un adeguato bilanciamento tra sfruttamento economico e tutela ambientale. In particolare si ripercorre il processo di conferimento di compiti e funzioni in materia di demanio marittimo alle Regioni e agli enti locali, interrogandosi sulla sorte delle competenze non espressamente conferite e sul rapporto tra decentramento amministrativo e titolarità dei beni demaniali marittimi. I Comuni, pur formalmente titolari delle competenze comunali in materia di programmazione degli usi del demanio marittimo, di edificazione sulle aree costiere e di gestione delle opere inamovibili ai sensi dell’art.49 del Codice della navigazione, operano in un contesto segnato da norme contraddittorie, carenza di coordinamento e rischio costante di contenzioso. La questione delle pertinenze demaniali nel rapporto tra entrate e spese dello Stato propone una riflessione sulla necessità di un nuovo bilanciamento di interessi tra sfruttamento economico e tutela ambientale del demanio costiero, auspicando un approccio più rispettoso dell’ecosistema naturale e delle previsioni normative in materia di paesaggio e ambiente.

Il lavoro critica inoltre la progressiva privatizzazione delle coste, denunciando la riduzione delle spiagge libere, l’eccessiva edificazione in muratura e l’impatto negativo sull’ecosistema costiero, anche in termini di erosione e perdita di naturalità. Viene sottolineata l’inadeguatezza dei canoni concessori, sproporzionati rispetto al valore economico delle attività svolte e insufficienti a compensare i costi pubblici per la difesa e la manutenzione delle coste. Il confronto tra le entrate erariali derivanti dai canoni e le spese pubbliche sostenute per la tutela e la difesa delle coste evidenzia un paradosso insostenibile: lo Stato investe centinaia di milioni di euro annui in opere di protezione (che spesso risultano inefficaci o addirittura controproducenti), mentre i proventi delle concessioni restano modesti e la riscossione inefficiente. Un ricalcolo dei canoni basato sul valore di mercato effettivo, accompagnato da meccanismi di aggiornamento automatico e da sistemi di riscossione più efficaci, potrebbe garantire risorse significative da destinare proprio agli interventi di rinaturalizzazione e tutela ambientale.

Particolarmente problematica è anche la questione degli indennizzi ai concessionari uscenti, che rischia di ostacolare l’apertura del mercato e di entrare in conflitto con i principi europei.

Nella parte finale, l’elaborato propone un cambio di paradigma nella gestione del demanio costiero. Tra le soluzioni prospettate vi sono: una mappatura completa e trasparente delle coste; la fissazione di una quota minima vincolante di spiagge libere; la demolizione delle opere inamovibili e la rinaturalizzazione degli arenili; il ricalcolo dei canoni su base reale; il rafforzamento dei controlli e delle sanzioni; e una più efficace cooperazione istituzionale tra i diversi livelli di governo. In linea con le indicazioni europee e internazionali sulla gestione integrata delle zone costiere, si auspica un modello fondato sulla tutela degli ecosistemi, sulla sostenibilità e sulla centralità della fruizione collettiva.

In conclusione, solo attraverso scelte normative chiare, un coordinamento effettivo delle competenze e una rinnovata consapevolezza culturale del valore delle coste come beni comuni, sarà possibile garantire una gestione del demanio marittimo coerente con i principi costituzionali e con gli interessi delle generazioni presenti e future.

 

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