SECONDO L’AGCM LA PROFESSIONALITA’ PREGRESSA DEVE POTER ESSERE ANCHE QUELLA RELATIVA ALLE ATTIVITA’ EXTRA BALNEARI E NON SOLO QUELLA DEGLI  (EX) CONCESSIONARI (MEGLIO NOTI A RIMINI COME “BAGNINI”)

In materia di concessioni demaniali marittime a scopo turistico ricreativo l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (AGCM) ha avuto un ruolo fondamentale nello scoperchiare il “vaso di pandora” che ha portato a conoscenza dell’opinione pubblica l’anomalia, o meglio la vergogna, della situazione italiana caratterizzata dal monopolio economico e politico instaurato da più lustri dagli imprenditori balneari e dai loro referenti presenti in tutti i partiti politici. Tale situazione ha congelato non solo il mercato delle concessioni impedendo l’evolversi della dinamicità concorrenziale, ma anche il dispiegarsi corretto della funzione amministrativa, soprattutto a livello locale, impedita nella propria attività di perseguimento del pubblico interesse ed in particolare della fruizione pubblica e gratuita delle spiagge e della tutela in generale dei beni demaniali.

Dalle nostre pagine abbiano già raccontato le vicende della segnalazione AS481-AGCM del 20 ottobre 2008 che ha portato  prima all’ abolizione del diritto di insistenza con l’articolo 1, comma 18, del D.L. n. 194/2009 (convertito nella legge n. 25/2010), e successivamente con l’articolo 11 della legge n. 217/2011 (legge comunitaria 2010), all’ abolizione del rinnovo automatico delle concessioni.

L’Autorità non si è certo fermata a tali iniziative; anzi nel biennio 2020-2021 essa ha intrapreso un filone di segnalazioni, sulla scorta dei poteri ad essa conferiti dalla sua legge istitutiva (n. 287/1990), volte a stigmatizzare le attività di quei comuni concedenti che recepivano pedissequamente la proroga al 31.12.2033 prevista dall’articolo 1, commi 682 e seguenti, della legge n. 145/2018 (“Legge Centinaio”), proponendo anche ricorsi giurisdizionali amministrativi contro quelli che non si adeguavano al recepimento delle indicazioni dell’ Autorità in ordine alla non conformità di tale proroga al diritto eurounitario.

Il Coordinamento Nazionale Mare Libero ha avuto un ruolo fondamentale di ausilio alle iniziative istituzionali dell’ AGCM non solo per quanto concerne “l’ assalto giurisprudenziale” alla Legge Centinaio ma anche a quelle ulteriori, salite all’ onore delle cronache in questi giorni, volte a stigmatizzare le iniziative della quasi totalità dei comuni costieri italiani i quali, con apposite delibere, hanno deciso di prorogare, in maniera differenziata tra loro e in totale contrasto con l’ ordinamento giuridico, al 31.12.2024 o addirittura al 31.12.2025 la scadenza delle concessioni demaniali marittime a scopo turistico ricreativo.

Infatti lo scorso dicembre, nel momento in cui i comuni costieri dopo essere stati inerti per più di due anni (le sentenze Gemelle dell’ Adunanza Plenaria del Consiglio di Stato n. 17 e 18  sono datate  9 Novembre 2021) hanno deciso, con variegate e creative delibere di Giunta Comunale, di avvalersi della cosiddetta “proroga tecnica” prevista dalla Legge Draghi 118-2022, il Coordinamento Nazionale Mare Libero procedeva ad inviare a tali comuni  diffide volte a contestare l’ uso improprio di tale “proroga tecnica” e di conseguenza  chiedeva a tutte le autorità, giudiziarie e amministrative (tra cui l’ AGCM), di procedere ai controlli di loro competenza visto che le concessioni al 31.12.2023 avrebbero cessato di avere efficacia.

L’ AGCM recepiva le nostre istanze e correttamente ed in maniera diversificata rispetto al contenuto delle varie delibere degli enti locali, segnalava ai comuni diffidati le anomalie “anticoncorrenziali” presenti negli atti di proroga e provvedeva di conseguenza. E se per i Comuni della Versilia essa esprimeva un parere categorico, a firma del presidente Roberto Rustichelli, con il quale, sul presupposto della illegittimità del rinvio delle pubbliche evidenze al 2025, concedeva loro 60 giorni per l’indizione delle stesse con possibilità per l’Autorità in caso di inerzia di presentare ricorso nei successivi 30 giorni, per il Comune di Rimini inviava la risposta che qui pubblichiamo (Risposta AGCM).

In buona sostanza l’AGCM:

1) prendendo atto della dichiarazione di intenti del Comune di Rimini (delibera di Giunta n. 504-2023) di procedere con l’apertura delle procedure di pubblica evidenza nel corso del 2024, ha archiviato la segnalazione effettuata dal CO.NA.MA.L. Riteniamo corretta la decisione di archiviazione in quanto lo scopo dell’Autorità è la difesa delle pratiche concorrenziali e quindi essa ha voluto concedere al Comune di Rimini il benefico della buona fede nella manifestazione di volontà di aprire nel corso dell’anno la procedura comparativa SOLLECITANDOLO però a tenere informata l’Autorità dello stato d’avanzamento dell’ iter da concludersi in ogni caso con le ASSEGNAZIONI entro il 31.12.2024 (penultimo periodo pag. 2);

2) Questo però non vuole assolutamente dire (come qualcuno vorrebbe far credere) che le concessioni sono attualmente efficaci. Anzi, l’ Autorità, nella prima delle “criticità rilevate”, è categorica nell’ affermare che i Comuni -tra i quali rientra il Comune di Rimini- per poter avvalersi LEGITTIMAMENTE della “proroga tecnica di efficacia delle concessioni al 31.12.2024” prevista dall’ art. 3 comma 3 legge 118-2022 (“norma da interpretarsi restrittivamente”) avrebbero dovuto dimostrare di aver già in corso, quindi di aver già avviate, le  procedure di pubblica evidenza e dimostrare ulteriormente gli “oggettivi motivi” che ne avrebbero precluso la conclusione al 31.12.2023. Quindi, visto che al momento della delibera di Giunta, 22.12.2023, il Comune di Rimini non aveva ancora iniziato (per poter poi motivare l’impedimento alla conclusione) alcuna procedura di pubblica evidenza, esso non poteva avvalersi della “proroga tecnica” al 31.12.2024. ERGO AL 31.12.2023 LE CONCESSIONI DEMANIALI MARITTIME DEL COMUNE DI RIMINI SONO SCADUTE e di questo tutte le autorità ne devono già da adesso tener conto a cominciare dall’ ufficio demanio del Comune di Rimini che non può assolutamente “autorizzare né sub-ingressi, né affidamenti ai sensi del codice della navigazione” che abbiano ad oggetto concessioni scadute. Quindi, ricapitolando: “Io AGCM prendo atto che tu comune di Rimini ti sei predisposto ad attivare entro al’ anno la procedura di evidenza pubblica e per questo “archivio la pratica” in quanto i miei scopi istituzionali sono finalizzati a salvaguardare la libera competizione che tu ti sei impegnato a perseguire. Allo stesso tempo, però, ti faccio presente che le concessione sono scadute al 31.12.2023 e tu hai deliberato una proroga senza che ce ne fossero i presupposti di legge”;

3) molto interessante anche la seconda delle criticità rilevate dall’ AGCM e ricordate al Comune di Rimini: NON SI POSSONO INSERIRE NEI FUTURI BANDI REQUISTI DI PARTECIPAZIONE CHE POSSANO COMPORTARE RESTRIZIONI CONCORRENZIALI COME QUELLO DI VALORIZZARE SOLO ESPERIENZE PROFESSIONALI DEL COMPARTO BALNEARE. In buona sostanza devono essere poste sullo stesso piano anche le esperienze lavorative extra concessione balenare in quanto il ristoratore, l’esercente di un pubblico esercizio o l’albergatore, possono aver maturato “l’esperienza di somministrazione di cibi e bevande o di aprire un ombrellone e/o uno sdraio” anche al di fuori della spiaggia” e come tali non devono essere discriminati rispetto al concessionario uscente.

La conseguenza palese di tali considerazioni è solo una: attualmente non esiste nessun titolo legittimo che consenta ai concessionari “scaduti” di svolgere le loro attività sul demanio marittimo ed è obbligo delle autorità, amministrative e giudiziarie, effettuare i dovuti controlli e sanzionarne gli abusi. Con che credibilità e con quale legittimazione le istituzioni, nell’ eventualità decidessero la prossima estate di bypassare l’arenile, ritenendolo così a tutti gli effetti un vero e proprio “porto franco” (in nome non si sa poi di cosa), potrebbero poi sanzionare i “comuni cittadini” e/o tutte quelle attività extra balneari che si dovessero macchiare di illeciti edilizi, amministravi, penali?

Non siamo ancora lo “Stato libero di Bananas” ma se i presupposti sono quelli presto lo diventeremo.