Il Comitato Riviera d’Ulisse è nato nell’agosto del 2020 a seguito di alcuni episodi spiacevoli accaduti a Gaeta, dove regolarmente “spiaggia libera attrezzata” viene confusa con “stabilimento privato” da coloro che gestiscono il noleggio dell’attrezzatura. Su questo tratto della costa laziale, infatti, il problema non è dato tanto dagli stabilimenti quanto dalla spartizione arbitraria e illecita del 50% del litorale libero – il quale è libero solo sulla carta. Nella realtà, i gestori si comportano da proprietari, installano insegne con scritto “stabilimento” o “lido”, negano l’accesso alle persone, chiudono gli stradelli pubblici per obbligare il passaggio, e addirittura aggrediscono i cittadini che, consapevoli dei loro diritti e di quali siano le spiagge libere, osano protestare. Con gli ignari turisti invece l’inganno funziona perfettamente.

Il comitato ha quindi avviato una serie di azioni per cercare di riportare la situazione alla normalità:

– ha lanciato una campagna di finanziamento e ha raccolto 5.000 Euro;
– ha assunto un avvocato con cui analizzare la situazione;
– ha esposto denuncia al garante per la pubblicità;
– ha esposto denuncia all’ente antimafia;
– ha fatto richiesta di accesso agli atti al Comune di Gaeta;
– ha organizzato una serie di eventi online sul tema spiagge libere;
– ha partecipato alle riunioni regionali per la discussione del PUA e presentato le proprie note;
– ha fatto un esposto per danni ambientali nei confronti dei noleggiatori che non hanno rimosso la loro attrezzatura durante l’inverno, come stabilito dalla legge;
– ha organizzato una serie di eventi culturali online per raccogliere fondi;
– ha messo su uno shop online per vendere gadget, sempre per la raccolta fondi  ( https://freebeach.hoplix.shop/ )
– ha realizzato una mappa delle spiagge libere di Gaeta che il Centro Servizi per il Volontariato Lazio ha stampato in seimila copie e che verrà distribuita a cittadini e turisti, in modo che nessuno sia più tratto in inganno.

Il problema più grande riscontrato dal comitato, oltre la necessità di raccogliere fondi, è la fitta rete di rapporti clientelari, quando non peggio, che sostiene le attività illecite sul demanio pubblico di queste zone. Al Comune di Gaeta ci sono assessori e consiglieri proprietari di stabilimenti e attività balneari di noleggio, per esempio, il che rende chiara una situazione difficile da estirpare senza un deciso intervento delle forze dell’ordine e della legge.

Ma il comitato non è convinto nemmeno della legge. Nella regione Lazio, perché si equipara la “spiaggia libera” alla “spiaggia libera attrezzata”? Il 50% che i comuni sono tenuti a rispettare diventano in questo modo perfettamente privatizzabili fino all’ultimo centimetro. E non esiste alcun criterio che stabilisca quando una spiaggia può diventare attrezzata: il risultato sono metri e metri quadrati di spiaggia rubati da chioschi che sorgono a pochi metri dai bar sulla strada. Eppure il Comune di Gaeta parla di “necessità di regolare gli accessi” a causa del sovraffollamento… Insomma, ci sono molte matasse da sbrogliare!

 

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